Leggendo libri pubblicati oppure diari, memoriali e lettere all’archivio di Pieve Santo Stefano mi sono accorto che alcuni passaggi mi facevano sorridere, arrabbiare, rattristare, insomma mi provocavano un’emozione. Mi è sembrato giusto che questi frammenti di memoria non rimanessero sepolti ma potessero essere letti. L’idea è quella di far rivivere persone comuni di Arezzo o della provincia attraverso i loro ricordi: le piccole storie dei senza storia. La volontà, o il sogno?, sarebbe quella di costruire, nel corso degli anni, un mosaico della società aretina.
Certi ricordi sono utilizzati in successione per raccontare uno scorcio dell’esistenza di una persona comune, una specie di racconto a puntate. Alcuni frammenti sono isolati, altri fanno parte di una categoria (amore, scuola, igiovanidieri, guerra, duralavita).
La memoria è soggettiva, non c’è nessuna pretesa di ricostruzione storica.
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