Frammenti di memoria di persone comuni nate, vissute o passate dalla provincia di Arezzo

SANTUZZA LISCHI CORADESCHI, LA BEPPA ERA DEPRESSA – PARTE TERZA

Questa è la seconda parte dell’incontro tra Santuzza, la protagonista, e la Beppa in cui emerge un’altra differenza tra le due donne: il ruolo del marito. Il marito di Santuzza si era dimostrato molto sensibile e attento alle necessità della moglie.

“I nostri disturbi sono identici. Il suo risveglio è un incubo come il mio e riesce a scendere dal letto solo sorretta dal pensiero che una volta andati, con la vicina, i bimbi a scuola e suo marito al lavoro, può rifugiarsi nel canto e lì restare finché non tornano tutti. Non esce mai, non si cura più dei bambini e della casa e, tantomeno, degli animali e dell’orto. Ho l’impressione che stia ancor peggio di me, poiché, è palese, trascura anche l’igiene personale. Eppure era tanto attiva, dinamica, ordinata. Ora, seppur piangendo, non la finisce più di far domande, è interessata al pari mio. Nel frattempo giunge suo marito che lavora in fabbrica. Ci saluta gentile come sempre, ma quando gli parlo di sua moglie ha una reazione che non mi sarei mai aspettata. “La Beppa ha le fisime – dice – ma io gliele faccio passare a suon di calci nel sedere. Il medico ha detto che non ha niente: è solo questione di nervi. Io torno dal lavoro e devo prendermi cura dei figli; governare gli animali e tutto il resto. La verdura marcisce nell’orto e lei tutto il giorno a sedere senza muovere paglia. Mica posso continuare in questo modo. Non la sopporto più! Se non si toglie di testa quelle fisime, so io come fargliele passare”.

Santuzza Lischi Coradeschi, Per tutte le Beppe, p. 41/42

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