Frammenti di memoria di persone comuni nate, vissute o passate dalla provincia di Arezzo

SANTUZZA LISCHI CORADESCHI, LA BEPPA ERA DEPRESSA – PARTE SESTA

Santuzza telefona alla Beppa per la prima volta dopo la morte del figlio Marco.

“La mattina di Ferragosto, quasi per istinto, compilo il numero telefonico della Beppa. Sono curiosa e interessata di sapere che risvolto ha preso lo stato amnesico in cui era caduta dopo la morte del suo figlio Marco. Risponde proprio lei ai primi squilli, quasi fosse stata lì in attesa. Subito le torno alla mente. Nel riconoscermi esplode: “Non ce la faccio proprio più. Io mi ammazzo…”. Soltanto i suoi singhiozzi giungono, ora, al mio orecchio. Passa forse un minuto in cui io continuo a ripetere: “Beppa, non fare così. Per l’amore di Dio, parla. Ti prego…” Poi, la voce di suo marito: “è sempre la solita solfa. Da quando le è tornata la memoria piange e dice solamente che si ammazza. Io provo il suo stesso dolore per la perdita di nostro figlio. La tragedia ha colpito me quanto lei. In più devo sopportare questa “pistollica” tutto il giorno e tutti i giorni. Sono io che non ne posso più. Dice sempre che si ammazza, però non lo fa mai”.

Santuzza Lischi Coradeschi, Per tutte le Beppe, p. 185

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