LE ADOZIONI DI UN TEMPO
Attualmente le adozioni richiedono dai 2 ai 5 anni, c’è molta attenzione nel valutare se la famiglia è idonea per l’adozione, un centinaio d’anni fa venivano fatte con molta meno burocrazia come ci racconta Giuseppe Renzetti.
David, aveva una sorella di nome Gioconda, ma soprannominata “Gioca”, ed un’altra sorella di nome Giulia. Non avendo forze lavorative per mandare avanti il podere, e nella paura che il padrone, che risiedeva in Arezzo (…) lo cacciasse dallo stesso, Davidde cercò forze esterne da portare nel podere a lavorare, in modo che tutta l’attività poderale fosse completa…
Era pur vero che il detto padrone era un uomo di buon senso, ma “sempre un padrone” era e soleva ripetere che, se al padrone la sua “gallina non faceva almeno un uovo al giorno” non gli andava bene.
Questo per dire che voleva che il podere desse sempre frutti il più possibile, e ciò nella mente del suo padrone, si avverava quando la famiglia era numerosa e soprattutto quando in questa c’erano persone di sesso maschile. Ecco perché Davidde si dette molto da fare nel cercare, braccia esterne, estremamente necessarie per la conduzione del podere.
Non si sa come “mise gli occhi” (in senso buono ovviamente) su un ragazzo, non sappiamo da chi “raccomandato”, figlio di una famiglia residente nella zona cosiddetta delle Chianacce, a pochi chilometri da Lucignano, paese, questo sì veramente incantevole ed attualmente annoverato fra i borghi più belli d’Italia.
Prese, così, la decisione di andare a trovarlo; era persona determinata e qualche volta “impulsiva”.
Andò a trovarlo, ma sapete come? All’epoca vi erano pochissimi mezzi di trasporto, cavalli ed asini, ma Davidde non ne possedeva alcuno di questi. Allora prese “il cavallo di San Francesco” (cioè a piedi), e si presentò una mattina presto, di una splendida giornata di estate, alle “carraie del Leprone”: proprio quelle descritte qualche pagina addietro, entrò dentro il letto del torrente che era in secca, salvo qualche piccolo “gulfo” di acqua, e si incammino da Leprata verso le Chianacce.
I due lettori (meglio se fossero tre!) si domanderanno cosa c’entra il Leprone con le Chianacce: c’entra, c’entra, perché la famiglia del ragazzo era situata proprio vicino al Leprone (che scorre anche nella suddetta località, prima di confluire nel fiume Esse). Davidde, per non sbagliare strada prese quella più sicura e cioè il letto del torrente Leprone, appunto, perché, così facendo, era sicuro di arrivare dritto alla meta, così almeno lui raccontava.
Arrivò alle Chianacce, conobbe la famiglia che gli era stata indicata, e mise lo sguardo sul ragazzo: era di robusta corporatura e questo, almeno in apparenza faceva ben sperare. La famiglia del ragazzo era molto numerosa e se partiva un membro dalla stessa, non faceva dispiacere al “capoccia” (uomo-capo del nucleo familiare), perché vi era una bocca in meno da sfamare. Davidde si mise d’accordo con la famiglia che, al mattino seguente, avrebbe prelevato il ragazzo portandolo con sé subito e assicurando la famiglia che gli avrebbe fornito vitto ed alloggio, ed avrebbero potuto controllare se ciò che prometteva veniva rispettato. I genitori del ragazzo mai andarono a trovarlo presso Davidde, dimostrando scarso affetto verso di lui da parte dei genitori, così almeno egli raccontava. Pernottò presso di loro senza chiudere occhio, ripensando con quanta facilità i genitori dello stesso avessero dato il proprio benestare perché se ne andasse via.
Giuseppe Renzetti, Un uomo dabbene per davvero, pp. 28/29

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