“IL FREDDO CI GHIACCIAVA LE MELE”
Nel secondo frammento del diario di Rita Milaneschi (nata nel 1931) abbiamo uno spaccato della dura vita che si faceva nella provincia di Arezzo 90 anni fa: case fredde, senza luce e senza bagno ma anche l’importanza di un rapporto sano e diretto con la natura.
Rita a 9 anni ha dovuto smettere di frequentare la scuola per andare con le pecore, si è sposata e si è trasferita a Castel Focognano, per tutta la vita ha fatto la casalinga. Non ci sono eventi straordinari nel diario e proprio perché è un racconto ordinario, normale e comune che ha ancora più valore. Ascoltiamo Rita:
ALLE Coste arrivò anche il quinto figlio, eravamo in sette.
Nelle case di campagna non c’era l’acqua in casa, non c’era il bagno, non c’era la corrente elettrica, non c’era il termosifone, c’era un grande focolare dove si bruciava molta legna per scaldarsi e anche per fare da mangiare. Allora si cucinava tutto al focolare, l’acqua si andava a prenderla alla fontana, distante da casa circa cento metri più o meno, a fare la pipì si andava dietro gli allori, alle Coste c’era una grande macchia di alloro, d’estate era più facile ma d’inverno col freddo ci ghiacciava le mele, di notte si portava il vaso (urinale) in camera da letto.
(…)
…a ottobre si seminava il grano, si vendemmiava e si raccoglievano le castagne, a novembre si raccoglievano le olive poi si portavano al frantoio e si faceva l’olio. A febbraio e marzo si potavano le viti, gli olivi e tutte le altre piante che erano nel podere, ciliegi, meli, peri, peschi e così via. A marzo si seminavano anche le patate, aprile e maggio le patate e i fagioli e poi il babbo faceva l’orto con tutte le verdure. A primavera in campagna era molto bello, c’erano tante piante fiorite e nei campi e nei prati tantissimi fiori di tanti colori.
Archivio Nazionale Diaristico, MP/14, Rita Milaneschi, “Ai miei tempi”, pp. 5,6,7

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