Frammenti di memoria di persone comuni nate, vissute o passate dalla provincia di Arezzo

UNA BOCCA IN MENO DA SFAMARE

La prima parte degli anni Quaranta è tremenda per la guerra e la seconda parte complicata per la povertà e la fame che è molto diffusa nell’aretino, in Toscana e in Italia. Milena Del Cucina, di Ambra, racconta del lavoro del padre, dei sacrifici della madre e di lei che lavorava e dormiva in un’altra casa: così la famiglia aveva “una bocca in meno da sfamare”.

Ascoltiamo Milena:

Erano anni brutti, la miseria era tanta, in tutte le famiglie, i lavori pochi, specialmente nelle campagne. Soldi quasi niente. Noi s’era pigionali, il mio babbo lavorava come operaio agricolo da un signorotto di qui, Vannuccio, la mia mamma non stava mai ferma, andava a mietere… dove capitava; a settembre, ottobre andava a vendemmiare, in altri periodi andava anche a battere la coccola… sì… quella di “zinepro”, fino a Monte Luco, per venderla… per poche lire. In questa stanza dove siamo ora c’era la stalla delle pecore e dei conigli. Ci s’arrangiava come si poteva, con quello che si aveva, ma sempre onestamente. Io ero allora sui quindici, sedici anni, stavo in una famiglia qui vicina, i Menchiari, sempre di Cennina, su in castello, come aiutante, facevo quello che c’era da fare, le faccende di casa, badavo le pecore… Ci stavo a mangiare e la notte anche a dormire. Dormivo con la nuora, Quirina Ciacci, il suo marito era militare. In casa mia in questo modo c’era una bocca in meno da sfamare.

Carla Nassini, Tra donne sole – La ricostruzione del paese da parte delle donne dopo il secondo conflitto mondiale, p.117

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